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EATING ANIMALS IS WEIRD

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VERSIONE ITALIANA

EATING ANIMALS IS WEIRD

Da qualche anno a questa parte, mangiare carne non mi suscitava più nessun tipo di soddisfazione.
Anzi, ogni volta che capitava, provavo disagio pensando che per soddisfare la mia voglia di prosciutto, salame o cotoletta, qualcuno per me, avesse dovuto uccidere un animale.
Durante l’infanzia e la prima adolescenza, ero solita trascorrere qualche mese nella casa di famiglia al mare, in Abruzzo, dove mio nonno allevava i conigli con i quali mi capitava di giocare, affezionandomi a loro.
Quando era il momento, mio nonno (che non aveva il coraggio per farlo) chiamava un macellaio e li ritrovavo in cortile, appesi ad un filo, con le zampe legate, sanguinanti e spellati.
La macabra pratica avveniva nel cortile di casa nostra, vicino al pozzo artesiano e dalla finestra della nostra cucina situata al primo piano, si godeva di una visuale perfetta.
In quel pomeriggio che ancora ricordo, a nulla sono valse le raccomandazioni di mia mamma, sono andata in cucina ed ho visto e sentito quell’orrore.
Da quel momento non ho più mangiato coniglio in vita mia.
Poi ho iniziato a sensibilizzarmi nei confronti di tutti gli altri animali, sia per aver appreso della brutalità con la quale vengono macellati, sia per la conclamata carenza di condizioni igieniche e sanitarie nonchè per l’utilizzo di antibiotici e medicinali in alcuni allevamenti.
Insomma, è iniziato il percorso che mi ha condotto a smettere di recitare il mantra che mi è stato trasmesso dall’ambiente nel quale sono cresciuta, secondo cui l’uomo, in quanto onnivoro, dovrebbe consumare le nobili proteine animali.
Chi di noi non è cresciuto non questa convinzione? Mangia la ciccia buona, la carnina ti fa bene, mangia la carne rossa che contiene il ferro, etc…
Quando qualche anno fa è uscito in Italia “The China Study” di T. Colin Campbell e T.M. Campbell II, non ero ancora pronta e mi sono rifiutata di leggerlo.
Sapevo che mi avrebbe spalancato una porta verso la consapevolezza, varcata la quale, sarebbe stato molto difficile tornare indietro.
Ho continuato a vivere nel mio limbo, combattuta su quale scelta alimentare compiere e rimandando anche durante gravidanza e allattamento.
Tuttavia, quando nell’ottobre del 2015 una ricerca eseguita da un gruppo di 22 esperti provenienti da 10 paesi diversi, riuniti nell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha rivelato che le carni lavorate (ovvero trasformate attraverso processi di salatura, polimerizzazione, fermentazione, affumicatura o sottoposte ad altri processi per aumentarne il sapore o migliorare la conservazione, come, ad es., wurstel, salsicce, carne in scatola, prosciutto, preparazioni e salse a base di carne) sono cancerogene al pari del fumo o dell’amianto, ho capito che era arrivato il momento di affrontare la realtà e fare delle scelte consapevoli per me e per la mia famiglia.
L’elenco stilato dall’OMS consta di quattro categorie di sostanze: cancerogene, probabilmente cancerogene, non cancerogene e probabilmente non cancerogene.
Le carni lavorate sono state inserite nel gruppo 1, quindi, tra le sostanze che sicuramente provocano il cancro, come il fumo o l’amianto.
La carne rossa non è esente da rischi ed è, stata inserita nel gruppo n. 2, tra le sostanze che probabilmente causano i tumori.
Ho pensato che la notizia fosse stata diffusa per generare il classico allarmismo e ho cercato di approfondire l’argomento, riscontrando che chi consuma ogni giorno una porzione pari a 50 grammi di carne lavorata, aumenterebbe del 18% la possibilità di sviluppare il cancro al colon-retto.
Ricordo che la notizia mi lasciò di stucco.
Tutto quello che sapevo e conoscevo fino a quel momento non era vero.
Sapevo che bisognava limitare il consumo di insaccati per il contenuto eccessivo di sale ma che addirittura fossero cancerogeni, proprio non me lo aspettavo.
È stato il momento in cui, non solo per la paura di ammalarmi ma anche per il desiderio di operare scelte coerenti, ho deciso di smettere di mangiare le carni lavorate e la carne rossa.
Se qualcosa mi danneggia e fa male al mio corpo perché mangiarlo? Il nostro aspetto e la nostra salute sono il risultato delle nostre scelte alimentari.
Ho iniziato una fase sperimentale, durante la quale, ho progressivamente eliminato dalla mia dieta sia la carne rossa e che le carni lavorate, mantenendo una certa flessibilità (giorni di festa o pranzi della domenica in famiglia) e continuando a mangiare pollo e pesce.
Sapevo, tuttavia, che anche mangiare carne bianca e pesce non fosse esente da rischi a causa dell’inquinamento degli oceani, dell’utilizzo smodato degli antibiotici e delle scarse condizioni igienico sanitarie in alcuni allevamenti di pollame e pesce.
Durante questa prima fase, mi è capitato di guardare un documentario su Netflix, intitolato “What the Health” di Eunice Wong, Kip Andersen e Keegan Kuhn, gli autori un altro pluri-premiato documentario chiamato “Cowspiracy”.
Dopo averlo visto, ho avuto la netta sensazione che, in quel preciso momento della mia vita, avessi appreso le informazioni per prendere la mia decisione definitiva.

Probabilmente, altri, diversamente da me, vedranno il film e non cambieranno opinione, ma credo che le argomentazioni sviluppate in quel documentario possano avere la giusta influenza nei soggetti che, come me, prestano particolare attenzione all’alimentazione.
In ogni caso, a prescindere dalle vostre scelte alimentari, vi consiglio di guardarlo in quanto parla non solo della relazione tra cibo e malattie, che possono essere prevenute mediante l’adozione di un regime alimentare a base vegetale, ma anche degli interessi delle grandi multinazionali e della politica a fare in modo che al consumatore resti preclusa la conoscenza della verità.

Cerco di spiegarmi meglio.
Da poco ho iniziato a vedere Mad Men, una serie tv ambientata nella New York degli anni ’50, che narra le vicende personali e lavorative di soggetti che lavorano per un’agenzia pubblicitaria.
In una delle primissime puntate, Don Draper, uno dei protagonisti, deve ideare una campagna pubblicitaria per un noto marchio di sigarette, proprio quando alcuni studi sui fumo, ne stanno divulgando i rischi connessi
Era il 1955 e già si sapeva che fumare fosse dannoso.
Ciò nonostante, una presa di posizione dell’establishment nei confronti della lobby delle sigarette e la lotta al fumo sono iniziate ben più tardi.
Ricordo perfettamente che, quando ero piccola (classe 1982 per cui non proprio una vecchietta), si fumava nei bar, nei ristoranti, al cinema e sul treno.
Gli adulti fumavano in macchina con i bambini.
Ora sui pacchetti di sigarette ci sono le foto esplicite che tutti conosciamo che ritraggono gli effetti del fumo sugli organi interni e che fumare faccia venire il cancro è una verità per tutti.
Ora è stato scoperto che mangiare insaccati e forse anche la carne in genere causa il cancro.
Quanto dovremo aspettare per avere le scritte sulle confezioni di carne?
Forse cinquant’anni come è stato per il fumo di sigarette.

Quanto a me, dato che viviamo in un’epoca in cui informarsi è alla portata di tutti (o quasi), dopo aver fatto scoperte così importanti per la salute mia e della mia famiglia non potevo far finta di niente.

Nonostante io mi stia ancora documentando, studiando la materia, ad oggi, ho capito che non solo la carne, ma tutti i prodotti di origine animale, quali pesce, latte e derivati e uova, non sono adatti all’alimentazione umana.

Per non appesantire troppo questo post, mi dedicherò solo al tema della carne, riservandomi di occuparmi dei latticini e delle uova prossimamente.

Perché la carne fa male?
Prima di tutto la carne altro non è altro che un pezzo di un cadavere di animale, per cui è ricca di batteri, presenti a causa della putrefazione, alcuni dei quali tossici per l’uomo.
Mangiando la carne carichiamo il nostro intestino di batteri.
A differenza dell’apparato digerente dei carnivori, che hanno un ambiente gastrico estremamente acido e un intestino corto per eliminare rapidamente le scorie, l’uomo produce succhi gastrici molto meno potenti (ragione per la quale consumiamo la carne cotta) e durante il percorso digestivo (il nostro intestino è lungo 12 metri), gli scarti si scaldano, la carica batterica si moltiplica, così da verificarsi gonfiori, fermentazioni e fenomeni putrefattivi che impegnano oltremodo il sistema immunitario.

Nella carne animale, poi, troviamo anche l’adrenalina, un neurotrasmettitore prodotto dagli animali in fase di stress, stato in cui si trovano quando vengono brutalmente uccisi nei macelli.
Una volta morti, l’adrenalina non può più essere smaltita e mangiando la loro carne, alimentiamo la nostra ansia, lo stress, l’aggressività e il nervosismo.
Sembrerebbe che molte malattie mentali e fisiche derivino proprio da questo.

Il documentario summenzionato dedica ampio spazio anche alla questione relativa al colesterolo.
L’eccesso di colesterolo LDL di cui sono ricchi tutti gli alimenti di origine animale (i pesci, non sono esenti) rappresenta uno dei principali fattori di rischio cardio-vascolare.
Una delle principali cause di morte nel mondo sono le malattie cardiovascolari, ogni anno muoiono 17 milioni di persone (le principali cause sono il fumo e la carne animale), 1 persona su 3 morirà di questa malattia.
Il paragone fatto dagli autori di “What the Health?” è abbastanza inquietante: “La quantità di persone che morirà di questa malattia equivale allo schianto di 4 jumbo jet ogni ora, ogni giorno, ogni anno”.
Vi sembra abbastanza? No?
Vi è di più.

Ci sono poi sostanze tossiche che si sviluppano durante la cottura della carne come, ad esempio, il benzopirene, che si forma con la combustione di materiale organico ad alte temperature (ad esempio carne alla brace o alla griglia), la cui cancerogenicità è accertata dall’AIRC.
Per non parlare delle diossine, inquinanti ambientali che si formano in modo non intenzionale durante i trattamenti termici dei processi di lavorazione industriale, o nel trattamento termico dei rifiuti che residuano nei terreni agricoli ed entrano nel corpo umano attraverso il cibo contaminato.

In sintesi, mangiando carne introduciamo nel nostro corpo sostanze tossiche proprie dell’alimento oltre ad altre che, seppur non necessarie per la produzione, di fatto vengono abbondantemente usate nella filiera produttiva esclusivamente per ragioni di convenienza commerciale (antibiotici, antiinfiammatori, ormoni, etc..).

Probabilmente molti di voi ne erano a conoscenza, forse qualcuno meno.

A questo punto, anche se potrei continuare a riportare in questo post le scoperte degli scienziati di cui ho letto le pubblicazioni e visionato i documentari che ho citato, da professionista di altra materia quale sono, sento l’esigenza di chiarire il mio proposito.

Non sono medico e nemmeno una nutrizionista, sono solo una persona curiosa e attenta, abituata allo studio e ad approcciarmi in modo serio e intellettualmente onesto alle questioni di cui mi occupo per lavoro e per interesse, che si è documentata e ha deciso di condividere con voi quanto scoperto.

Citandovi le fonti delle informazioni che ho cercato di sintetizzare nelle righe che precedono, tra le mie letture preferite sull’argomento, vi consiglio “Mangiar Sano e Naturale con alimenti vegetali integrali” di Michele Riefoli (una vera e propria bibbia dell’alimentazione), “The China Study” di T. Colin Campbell e T.M. Campbell II, Gli Psicobiotici di Aurélie Fleschen-Portuese e S. Meroni, “Alimentare il benessere. Come prevenire il cancro a tavola.” di Franco Berrino, il documentario “Food Choices” di Michal Siewierski.

Tornerò con altri post sull’argomento e parlerò approfonditamente di tutti gli effetti potenzialmente dannosi degli altri alimenti di origine animale.

Per coerenza, dopo la mia fase sperimentale, oggi e da qualche mese, a mi sono convinta a provare ad adottare una dieta a base vegetale.
Solo cereali prevalentemente integrali, zuccheri non raffinati, verdure crude o cotte al vapore, legumi, olio extra-vergine di oliva e semi oleosi.
All’inizio mi sentivo un po’ spaesata perché, da appassionata di cucina, facevo fatica ad orientarmi e a trovare piacere nel cucinare ingredienti apparentemente banali.
In seguito, ho iniziato a sperimentare e da lì è iniziato il divertimento.
Perché avere un regime alimentare a base vegetale non vuol dire buttarsi su cibi sostituti dell’ingrediente originale: invece del burro uso la margarina (!?!), invece della carne trita uso il granulare di soia per fare il ragù, bevo il cappuccino con il latte di soia, etc..
Non si deve nemmeno eccedere con l’utilizzo di prodotti a base di soia gialla, il cui consumo non è esente da rischi.
Ma utilizzare materie prime non processate, quali cereali integrali (voi sapevate che ve ne sono addirittura 10 diversi tipi e che dovremmo consumarli tutti a rotazione nel corso della settimana?), farine integrali, verdure, legumi secchi e semi oleosi) e cucinare dei piatti buoni.
Insomma se cercano di vendervi prodotti vegani processati e lavorati diffidate.
Una volta ad una festa c’era una torta vegana e ho sentito una ragazza che diceva al fidanzato che avrebbe potuto mangiarla tutta perché era vegana e non faceva ingrassare.
Vegano è sinonimo di sano e dietetico solo se comprende un regime alimentare a base di alimenti vegetali integrali non processati, consumati in una misura adeguata.
Perché tra una torta con il burro e una con la margarina, fa mille molte meno male quella con il burro, anche se non è vegana!
Può capitare di utilizzare il tofu, o un granulare di soia ma non deve essere l’abitudine.
Così come, si può fare uno strappo e mangiare una pezzo di formaggio o una torta con il burro, se proprio non se ne può fare a meno!
Per tutte le ragioni sin qui delineate, ho deciso di condividere con voi quante più ricette gustose e testate potrò per darvi tante, tantissime idee!

Quanto a me, dopo il mese di prova, non sono più riuscita a tornare indietro.
La carne mi disgusta e se devo fare qualche strappo lo faccio per il pesce (una pasta con le vongole una volta al mese o un filetto di pesce) e un po’ di formaggio 1-2 volte al mese.

E le proteine? Il calcio?

Queste le domande di mia mamma.

Mi dedicherò prossimamente al latte. Per ora basti dire che il calcio è presente in moltissimi alimenti come il sesamo o le verdure a foglia verde.

Quanto alle proteine, argomento sul quale tornerò sicuramente, è un falso mito che le proteine siano il pilastro fondamentale dell’alimentazione umana, pensate che la composizione del latte materno maturo (l’alimento perfetto per eccellenza) è costituita da 1,1 gr di proteine ogni 100 gr di latte (il colostro ne contiene 2,7 gr ogni 100 gr), 3,2 gr di lipidi e 7 gr di zuccheri (da questo dobbiamo dedurre che carboidrati e fibre sono il pilastro delle nostra alimentazione).
In ogni caso, le proteine sono disponibili in moltissimi alimenti vegetali, quali i legumi che non mancano mai nella mia dieta, l’importante è assumere un integratore di vitamina B12.

Trascorsi 5 mesi devo dire che non tornerei più indietro.
Non ho più problemi di gonfiori addominali o fastidi, dopo i pasti mi sento leggera e mai appesantita.
Non ho più la sonnolenza tipica post-prandiale e mi sembra di ammalarmi meno rispetto agli anni scorsi (prima di avere Mattia non mi prendevo mai nulla ma ora con lui che va al nido tutti i virus in circolazione passano di qua per cui è difficile sopravvivere).
Senza contare che non ho più sensi di colpa e se vedo un maialino o un agnellino non provo più quella fitta al cuore pensando che prima o poi finirà nel mio piatto.

Posso solo consigliarvi di documentarvi, come ho fatto io e di fare la scelta giusta per voi; non la mia per forza.
Ora che certe informazioni sono alla portata di tutti non possiamo mettere la testa sotto la sabbia.

N.B.: Nel nostro blog continuerete a trovare anche ricette con pesce e formaggio (ma non carne), perché condivido questo progetto con mio marito e lui ha ancora voglia di cucinare e mangiare questi alimenti!

The Visitor Cooks

Daniela&Alessandro 2 italian foodies visiting cooking schools in the world to share their tradition and knowledge about real and authentic Italian food.

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